Smart Revolution

Prodotti che comunicano e raccontano la loro storia, dialogando fra loro e con i digital device dei consumatori: scopri le nuove tecnologie che stanno rivoluzionando il retail.

C'era una volta il barcode

Il barcode è il codice univoco che consente d'identificare un prodotto attraverso una semplice sequenza di barre bianche e nere. Ideato negli Stati Uniti alla fine degli anni 40, ma perfezionato e diffuso solo a partire dal 1974, è ancora oggi il sistema più economico e rapido per identificare un articolo. Nell'era digitale, però, presenta un punto debole fondamentale: deve essere letto.

Ogni codice deve essere passato nel lettore ottico e se l'operazione può sembrare facile e veloce, va comunque ripetuta per ogni articolo da una persona, incrementando tempi e costi. Basti pensare al punto vendita, dove arrivano frequentemente grandi imballi con numerosi prodotti: ogni scatola va aperta, per ogni articolo va individuato il barcode e passato nel lettore ottico.

Moltiplicate questa operazione per tutta la vita del prodotto, da quando lascia lo stabilimento produttivo fino al vostro carrello della spesa, e vi sarete fatti un'idea della quantità di tempo e di lavoro che richiede, anche solo per inventariare la merce presente in negozio. Registrare manualmente, inoltre, espone ad alte possibilità d'errore. In più, il codice a barre veicola un numero estremamente limitato d'informazioni. Nell'era della comunicazione digitale, questa può essere una grave criticità.

L'erede del barcode

Il diretto erede del codice a barre è il QR Code, abbreviazione di Quick Response Code, Codice a Risposta Rapida. È un semplice quadrato bianco che ha al suo interno, variamente disposti, quadratini bianchi e neri. È sempre più comune trovare questi codici un po' dappertutto: sui biglietti ferroviari, sulle confezioni dei prodotti, nelle pagine pubblicitarie. Rispetto al codice a barre, può contenere molte più informazioni, che possono essere lette dal semplice obiettivo della fotocamera di un tablet o smartphone. Un codice può contenere immagini, link, dati, consentendo un veloce passaggio d'informazioni. L'immediatezza del QR Code e la sua universalità (è sufficiente uno smartphone per usarlo) lo rendono perfetto per promozioni e approfondimenti informativi. Tuttavia, si tratta di una comunicazione monodirezionale, che non soddisfa le esigenze di dialogo fra oggetti.

Oggetti parlanti

Con la Digital Transformation sono nati nuovi modi per mettere in comunicazione gli oggetti, fra loro e con i digital device come smartphone e tablet. L'obiettivo di queste tecnologie in ambito retail è di migliorare la sicurezza, scongiurando furti e falsificazioni; snellire la gestione, velocizzando inventari, ordinazioni e riassortimenti; facilitare il pricing, consentendo il rapido aggiornamento dei prezzi; coinvolgere i consumatori, creando nuove esperienze e stimolando il dialogo.

Internet of Things

Il termine IOT, abbreviazione di Internet of Things, comprende diversi sistemi tecnologici e piattaforme software che consentono agli oggetti di comunicare fra loro senza essere fisicamente collegati, bensì connessi a una rete. Il settore è in forte espansione, toccando nel 2018 i 5 miliardi di euro, secondo i dati degli Osservatori del Politecnico di Milano, con un aumento del 35% rispetto all'anno precedente.

Di base, i sistemi IOT prevedono l'identificazione univoca dell'oggetto tramite un dispositivo fisico, una tecnologia wireless e un software che può essere collegato a un gestionale. Il dispositivo d'identificazione più comune di un articolo, in ambito retail, è il price tag, cioè l'etichetta del prezzo. Integrando al suo interno una piccola antenna e un po' di memoria, è possibile renderla intelligente. Stiamo parlando dell'etichetta a radiofrequenze RFID, che sfrutta le frequenze UHF per emettere un segnale e veicolare informazioni in grado di essere lette da appositi scanner, anche attraverso i più comuni imballaggi.

Questo sistema ha aperto le porte a nuove possibilità, come ad esempio il monitoraggio di ogni spostamento di un capo d'abbigliamento, quando il punto vendita è attrezzato con dispositivi di scansione all'uscita e nei camerini di prova. Sapere quanti e quali capi sono portati in camerino e dentro/fuori dal negozio fa abbassare drasticamente il rischio di furti. Inoltre, scongiura il rischio di falsi, velocizza la gestione del magazzino, delle spedizioni e delle variazioni di prezzo. L'etichetta può anche attivare gli schermi del Digital Environment del punto vendita, mostrando contenuti multimediali associati al prodotto, rendendo la shopping experience più piacevole e coinvolgente.

Dialogare con lo smartphone

Fra i diversi sistemi di comunicazione fra oggetti, la tecnologia NFC, acronimo di Near Field Communication, Comunicazione di Prossimità, è quella che offre connettività wireless a corto raggio in modo automatico, senza password o pairing, l'operazione di "aggancio" di un dispositivo bluetooth. Rispetto all'RFID, la tecnologia NFC prevede la possibilità di aprire un dialogo fra device e non un semplice passaggio univoco d'informazioni. La prossimità dei due dispositivi, da 10 a 4 centimetri, permette uno scambio di dati sicuro e a basso consumo, requisito fondamentale per i dispositivi ad autonomia energetica limitata come gli smartphone. Il consumo per una connessione bluetooth è sicuramente maggiore ed avviene sull'affollatissima banda dei 2,4 GHz, la stessa di antenne Wi-Fi e di tanti altri device. Rispetto al bluetooth, però, lo scambio di dati è più lento (424 kbit al secondo), quindi il quantitativo di dati da scambiare più limitato. Integrata in uno smartphone, NFC consente ad esempio i pagamenti senza contanti e senza carte, semplicemente avvicinandolo al terminale POS, ma le possibilità sono molte di più.

NFC facilita e velocizza l'identificazione reciproca fra dispositivi: funziona con smartphone e tablet, ma anche con speaker o cuffie audio, fotocamere, stampanti, hard disk eccetera. I tag NFC, collocati all'interno di negozi o centri commerciali, possono comunicare con gli smartphone dei visitatori, veicolando contenuti e promozioni. In ambito business, possono diventare biglietti da visita elettronici, trasmettendo i dati direttamente sullo smartphone dell'interlocutore, oppure in ambito museale offrire informazioni di approfondimento lungo i percorsi espositivi.

In conclusione

La Digital Transformation sta progressivamente rendendo smart qualunque oggetto, trasformandolo in una sorta di punto di connessione fra consumatori, brand, aziende. Il continuo scambio di informazioni generato da questo collegamento produce un enorme volume di dati, che opportunamente gestiti e interpretati, possono favorire la nascita di servizi sempre più evoluti e vicini alle reali esigenze dei consumatori.

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