Museum of tomorrow

L'innovazione digitale può cambiare il modo di concepire, gestire e promuovere i musei?

L'innovazione che porta sviluppo

Oggi è difficile comunicare l'idea che il museo possa essere portatore d'innovazione. Nella mentalità comune, resiste il pregiudizio che sia un luogo polveroso, noioso, quanto di più distante dal divertimento ci possa essere. Questo è un grave handicap, tenuto conto dell'enorme ricchezza di cui il nostro Paese dispone, contando quasi cinquemila tra musei, aree archeologiche, monumenti d'interesse. Un patrimonio enorme, troppo spesso snobbato o sottostimato, se è vero che fra i primi 10 musei visitati al mondo, nessuno è italiano.

Molto deve ancora essere fatto, ma gli strumenti ci sono: la tecnologia digitale può trasformare profondamente il museo, rendendolo un luogo di scambio, accessibilità e partecipazione come mai prima d'ora.

Da luogo a rete

Attraverso la Digital Transformation, il museo viene messo al centro di un sistema interconnesso, interattivo e multimediale: una vera e propria rete mista fisico/digitale in cui la visita alle sale espositive è parte di un'esperienza che comincia prima e si prolunga dopo la visita stessa. In fondo, la ricchezza di reperti o di opere conservate può essere vista come un insieme di contenuti che possono essere digitalizzati, comunicati, trasformati in esperienza. Da luogo di semplice fruizione passiva, il museo diventa allora uno spazio d'interazione, dove è l'utente a dare vita alle informazioni. Per usare le parole di Prisca Cupellini, responsabile comunicazione del MAXXI di Roma, "Il futuro del museo sarà, sostanzialmente, una conversazione".

La visita comincia sul web

La "conversazione" dei visitatori con il museo può nascere sul web: nonostante un generalizzato ritardo, tutti i musei italiani stanno cercando di rafforzare la propria presenza in rete e sui social network. Le possibilità sono enormi, a partire da quella più importante, ovvero la possibilità di acquistare in prevendita i biglietti d'ingresso, saltando eventuali file alla cassa. La visita può così essere attentamente programmata e personalizzata in base alle esigenze dei visitatori, accrescendone l'attrattività.

Una nuova esperienza

Dimenticate le sale scomode da visitare, le didascalie poco leggibili, i reperti illuminati male o comunque scarsamente fruibili. Il museo all'epoca della Digital Transformation può diventare una "camera delle meraviglie", un luogo di scoperta in cui il Digital Environment mette il visitatore al centro di una nuova, emozionante esperienza.

The future of museums is digital

I sistemi multimediali permettono, con tutta l'immediatezza dell'interattività, di visitare virtualmente edifici e monumenti, guardare audiovisivi, ascoltare musiche o reperti audio. Non solo: possono essere integrati nell'esposizione anche sensori di movimento, capaci di attivare proiezioni immersive che ricreano ambienti reali e virtuali, come ad esempio ricostruzioni storiche o luoghi di fantasia, in cui il visitatore viene posto al centro di un'esperienza di cui è il vero protagonista.

Grazie ai sistemi di prossimità come Beacon e RFID, è sempre il visitatore che, avvicinandosi con un device digitale a una postazione interattiva, può attivarla e ricevere contenuti per approfondire la visita. È come avere a disposizione una "guida virtuale" che accompagna il percorso e ne espande i contenuti, che possono essere condivisi dai visitatori anche sui social. Nel museo virtuale, i sistemi multimediali si sostituiscono all'esposizione tradizionale, creando delle vere esperienze multisensoriali.

Molto può essere fatto per stimolare ulteriormente i visitatori: pensiamo alle meccaniche della gamification applicate al Digital Environment del museo. Ad esempio, sfidando l'utente a quiz di approfondimento che gli consentono di acquisire i contenuti in modo nuovo e divertente, oppure a veri e propri exhibit interattivi, che intrattengono anche i più piccoli.

E dopo?

Al termine della visita, il museo grazie alla tecnologia digitale può continuare il suo dialogo con i visitatori: ad esempio, permettendo all'utente di inviare al proprio smartphone o indirizzo email i contenuti selezionati, oltre a condividere su social l'esperienza vissuta. Attraverso il database di contatti generato dall'utilizzo dei device interattivi, ma anche da sistemi di profilazione ottica e attraverso la free social Wi-Fi, si possono implementare attività di fidelizzazione, con percorsi personalizzati, promozioni per i volumi in vendita nel bookshop del museo, possibilità di visite in anteprima eccetera.

È importante ricordare anche che tutte le azioni compiute dal visitatore all'interno di un Digital Environment producono informazioni: quali aree sono più visitate, quali reperti sono più visti, quale tipo di interazione è più gradita eccetera. Una mole di dati che è possibile filtrare grazie a sofisticati software di analisi e da cui ricavare indicatori utili a migliorare percorso, esposizione e contenuti proposti, promuovendo con successo la crescita del museo.

In conclusione

Tramontata l'era del museo sempre uguale a se stesso, incapace di rinnovarsi e di attirare nuovo pubblico, con la Digital Transformation si spalancano enormi possibilità di crescita e di miglioramento. Investendo in un patrimonio culturale che ci distingue nel mondo, possiamo far nascere una nuova concezione di museo: un polo all'interno di una rete di servizi misti fisico/digitali, promotore di cultura e di sviluppo per tutta la filiera.

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